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Le storie di Tingzhou

2016-12-30 14:55:33

Nella primavera del 1939, il 42enne neo-zelandese Louis Eli, consulente tecnico del Consiglio Amministrativo della Cina Nazionale, giunse nella parte occidentale della provincia del Fujian da Ganzhou, provincia del Jiangxi, per organizzare le attività dell'Associazione di cooperazione industriale della Cina, con lo scopo di “costruire un fronte economico nelle cittadine e campagne cinesi durante la guerra di resistenza all'invasione giapponese, e permettere ai contadini e agli operai trasferiti dalle zone occupate di persistere nella lotta agli invasori con lo spirito patriottico del 4 Maggio”.

In diversi mesi, Eli viaggiò fra i monti e le acque del Fujian occidentale, comprando gli impianti, formando il personale, organizzando la produzione. Riuscì a costruire subito parecchie cooperative industriali. I berretti da pioggia di bambù prodotti dalle fabbriche locali erano indispensabili per i soldati sulla frontiera. Nel frattempo, un'antica cittadina sulle rive del fiume Tingjiang, circondata dalle montagne, e dove si trovano numerosi templi familiari, colpì profondamente questo grande amico del popolo cinese. Egli riteneva che questa città, insieme alla cittadina di Fenghuang, nella provincia dello Hunan, fossero “le due cittadine più belle in Cina”.

Le storie di Tingzhou

Sulla via Diantoujie, con le sue case in legno, il lastricato a terra e i numerosi negozi, gli abitanti locali trascorrono una vita tranquilla e confortevole, proprio come succedeva quando vi arrivò Louis Eli. Nei negozi o nelle abitazioni, le anziane raccontano le storie del passato, mentre il vecchio parrucchiere sta preparando abilmente un asciugamano caldo per un cliente affezionato, alcuni camerieri tolgono le tavole di legno dalla porta dei loro ristoranti e il profumo di riso si sparge subito lungo la strada. Ecco la cittadina più bella per Louis Eli, il distretto Changting della città di Longyan nella provincia del Fujian.

In passato, Changting era chiamata Tingzhou. Tra la fine del terzo secolo d.C. e l'inizio del quarto, le continue guerre nel nord della Cina costrinsero una parte della popolazione di etnia Han a emigrare dalle pianure centrali verso il Sud del paese. Questi attraversarono il fiume Huai e il fiume Azzurro, varcarono le montagne, arrivando a Tingzhou, ai confini fra le province del Fujian, del Guangdong e del Jiangxi, in una zona lontana dalla guerra, poco abitata, dove si poteva vivere tranquillamente. Sapendo di non poter ritornare al paese natale nel Nord, questi migranti provenienti dal Nord riconobbero la propria identità di “famiglie ospiti” (o “Hakka”, corrispettivo cantonese del cinese “Kejia”). Questi migranti si stabilirono qui, crescendo in numero di generazione in generazione, facendo di Tingzhou la prima regione abitata dagli Hakka. Tingzhou è per questo motivo considerata dagli Hakka distribuiti in tutto il mondo come la prima capitale Hakka.

Le storie di Tingzhou

Avendo affrontato molte difficoltà, gli Hakka svilupparono un carattere perseverante e laborioso, tramandando di generazione in generazione i costumi e le usanze originali e tradizionali dell'etnia Han delle pianure centrali. Questa popolazione presta un'attenzione particolare al concetto di clan. Ovunque ci siano abitanti Hakka, è possibile trovare loro templi ancestrali. Storicamente, nella città di Changting esistevano oltre cento templi ancestrali; oggi se ne conservano integri ancora 38. Per un Hakka, trovare il tempio ancestrale del proprio cognome, significa scoprire le proprie “radici”.

Nell'anno 1232, il capo del distretto Changting, Song Ci, organizzò gli abitanti sulle rive del fiume Ting per allargare il canale fluviale del fiume, così ebbe inizio la storia prospera di Tingzhou, il che permise a più Hakka di emigrare nelle varie province costiere sud-orientali cinesi, oltre che all'estero. Oggi le acque del Ting, il fiume madre degli Hakka, scorrono lentamente sotto i piedi delle antiche mura. Da migliaia di anni il fiume sostiene la popolazione degli Hakka, che costruisce il proprio futuro con le proprie mani.

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