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Grotte di Yungang

2017-05-27 10:24:16

252 grotte distribuite lungo una parete lunga 1 km, in direzione est-ovest, contenenti 51 mila statue buddiste, la maggiore delle quali è alta 17 metri, e la minore alcuni centimetri. Le figure buddiste sono rappresentate in piedi o sedute, e sorridono nella pace dell'illuminazione.

Sono le Grotte di Yungang, presso Datong, il primo gruppo di grotte di grande dimensione della Cina, che segna l'inizio dello splendore dell'arte rupestre cinese. Qui i vari stili di scultura presentano un'integrazione mai vista prima, per cui le Grotte di Yungang costituiscono un'importante svolta nell'evoluzione storica dell'arte buddista cinese.

Grotte di Yungang

Di fronte alle Grotte, tutti i visitatori si emozionano per la loro dimensione. Chi ha saputo trasformare questa parete di tufo in una splendida sala d'arte?

La Grande Muraglia attraversa i monti del nord della Cina, difendendo solitaria un'antica città di frontiera in fase di continuo cambiamento.

Nell'antichità Datong era chiamata Pingcheng, la città della pace, ed era un importante avamposto militare, trovandosi sulla via di collegamento fra il nord e l'entroterra cinese, non lontano dalla Grande Muraglia.

Nell'anno 398 d.C., l'etnia nomade Xianbei attraversò la Grande Muraglia e fondò il regno dei Wei settentrionali. Da allora in poi, la città di Pingcheng fiorì, mentre i nomadi sognavano di sottomettere gli Han delle pianure centrali, cosa che riuscirono a fare per circa un secolo.

In seguito, Pingcheng venne dimenticata e gli Xianbei scomparvero dalla scena storica, lasciando in eredità ai posteri le solitarie Grotte di Yungang, alla periferia della città, e alcuni splendidi templi al suo interno, fra cui spiccano Huayansi, e Shanhuasi.

Per illustrare le Grotte di Yungang, inizieremo dalle più antiche: sono le 5 grotte la cui costruzione venne guidata dal monaco Tanyao, che ospitano 5 enormi statue di Budda alte da 13,8 a 15,5 metri, che rappresentano i 5 primi sovrani dei Wei settentrionali. Entrandovi, pare di tornare indietro nel tempo, aprendo una porta della storia chiusa da tempo.

Passando dalla prateria alla Cina entrale, i sovrani dei Wei settentrionali iniziarono a considerare come ottenere la fiducia della popolazione Han, sottomessa con la forza, che a sua volta aveva bisogno di una ragione per perdonare l'etnia nomade conquistatrice. Quindi il primo imperatore dei Wei settentrionali, Tuoba Gui, decise di fare del Buddismo la religione nazionale, e promesse la costruzione di moltissimi templi e monasteri nel nord della Cina, così da attenuare le contraddizioni etniche.

Nelle Grotte di Yungang, la grande statua di Budda all'aperto rappresenta proprio Tuoba Gui, con gli occhi a mandorla, il naso appuntito e spalle ampie e piatte. Se lo si guarda da angolazioni diverse, si notano diverse espressioni del volto.

L'atteggiamento di Tuoba Gui verso il Buddismo corrispondeva esattamente alla speranza dei buddisti di diffondere la religione con l'aiuto imperiale. Secondo i documenti storici, allora il massimo esponente buddista del nord della Cina, il monaco Faguo, pose fine alla tradizione buddista di non sottomettersi al potere temporale, dichiarò che l'imperatore era la reincarnazione di Budda, e si inginocchiò per primo ai piedi dell'imperatore Tuoba Gui. La semplice espressione “Luce che illumina tutto” esprime correttamente l'aura che emana da questa statua.

Tuoba Gui fu felicissimo di essere paragonato al Budda: il severo imperatore seduto sul trono indossò il saio e si trasformò nel Budda, seduto in un angolo della città di Pingcheng a protezione della sua gente.



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