La dinastia Qing

2014-12-24 09:34:11    

La guerra dell'oppio del 1840 e la conseguente aggressione imperialista portarono la corte Qing a firmare con gli aggressori una serie di trattati ineguali, cedendo parte dei suoi territori, pagando indennizzi ed aprendo i suoi porti al commercio, trasformando via via il paese in una società semifeudale e semicoloniale. Nel tardo periodo Qing, la corruzione politica, la fossilizzazione ideologica ed un senso di debolezza e autocommiserazione portarono alla progressiva decadenza della dinastia. Il popolo conduceva una vita miserabile, da cui la nascita di una serie di movimenti antiimperialisti e antifeudali, tra cui il movimento del Regno celeste della grande pace e la rivolta contadina Nian, o dei Portatori di torce. Per salvarsi, la classe dominante attuò al suo interno alcune riforme, come il Movimento favorevole all'occidente e il Movimento di riforma dell'anno Wuxu (1898), tentando attraverso riforme dall'alto in basso di far imboccare al paese la via della prosperità, potenza ed indipendenza, ma tutto finì in un fallimento. Per salvare la nazione dal pericolo di estinzione, innumerevoli cinesi dalle alte aspirazioni lottarono senza sosta, originando una corrente patriottica mai vista in precedenza nella storia moderna del paese. Nel 1911 scoppiò la rivoluzione Xinhai che rovesciò la dinastia Qing, ponendo fine al sistema imperiale feudale durato più di 2000 anni. In seguito la storia cinese entrò in una nuova fase.