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XinjiangXinjiang, noto in antichità come “Xiyu” (regione occidentale) è una parte inseparabile della Patria. La provincia del Xinjiang fu ufficialmente istituita nel 1884. Dopo la liberazione pacifica del 1949, il primo ottobre 1955 fu creata la Regione Autonoma Uigura del Xinjiang con capoluogo Urumqi. Il Xinjiang costituiva un importante corridoio della Via della Seta antica. Lungo i 5000 chilometri dei rami meridionale, centrale e settentrionale della Via, sono disseminati centinaia di castelli, antiche sepolture, grotte dei mille Buddha, rovine di insediamenti agricoli e altre testimonianze culturali. La regione è caratterizzata dal folklore delle sue etnie, ognuna delle quali esprime lo stile delle regioni dell’ovest nella letteratura, nell’arte, nella musica, nello sport, nell’abbigliamento, nelle abitazioni, nella gastronomia e nelle usanze. Il Xinjiang è anche chiamato “la terra del canto e della danza”, ed è celebre per le caratteristiche danze senem e dolan dell’etnia uigura, quella dell’aquila dell’etnia tajica e i balli mongoli.
Montagne Fiammeggianti
Situate nella parte centro-settentrionale del bacino del Turfan, sono chiamate dai locali montagne Yalkuntag, che significa letteralmente “Montagne di fuoco”. Questi monti di arenaria rossa serpeggiano per centinaia di chilometri all’interno del bacino e sembrano un gigantesco dragone vermiglio che giace nel grande deserto del Gobi. La catena è la zona più torrida della Cina e quando il sole picchia implacabile, da lontano sembra di vedere lingue di fuoco uscire dalle montagne. In piena estate, la temperatura può raggiungere i 40°C, tanto che è persino possibile cuocere un uovo sulle superfici rocciose direttamente colpite dal sole. Ma le Montagne fiammeggianti non sono famose soltanto per il loro caldo asfissiante ma anche perché il loro versante orientale è stato un luogo sacro al buddhismo, dove si svolsero cerimonie dalla dinastia Wei Settentrionale fino alle dinastie Sui e Tang. Oggi, entrando nella gola di Shengjinkou, si possono ancora scorgere le rovine di antichi templi nella splendida vallata e, lungo la scarpata, si aprono le grotte dei Mille Buddha scavate nella roccia con le loro pitture murali. Sul fianco ovest sorgono le famose rovine della città di Jiaohe mentre su quello sud vi è la storica città di Gaochang. Sul versante settentrionale si trova infine un’importante area per la coltivazione del cotone, nota sin dall’antichità. Lungo la catena delle Montagne Fiammeggianti si incontra anche la famosa il Canale dell’Uva della valle Linyin.
I deserti della Via della Seta

I deserti della Via della Seta

Mi è sempre piaciuto il deserto. Ci si siede su una duna di sabbia, non si vede nulla, non si sente nulla, e tuttavia qualche cosa risplende nel silenzio…

Questa è una riflessione dello scrittore francese Antoine de Saint Exupery sul deserto. La Cina è il terzo paese del mondo per estensione e di conseguenza offre una grande varietà di climi e paesaggi. La parte occidentale del paese è dominata da importanti catene montuose, da Altopiani dal paesaggio molto arido, ma anche da deserti. La zona desertica copre circa 1 milione di km2 in Cina. I deserti si snodano dalla parte ovest della Regione Autonoma del Xinjiang fino ad est nella provincia dell'Heilongjiang.

I due terzi della superficie desertica della Cina si trovano nel Xinjiang. Il deserto di Taklimakan, che copre un'area di 330 mila kmq a sud del bacino del Tarim, è la propaggine occidentale del deserto del Gobi. E' il maggiore deserto della Cina e il secondo deserto dalle dune più mobili del mondo. La sabbia del Taklimakan è la più sottile al mondo e si libra nell'aria al minimo soffio di vento. A Marzo, con l'arrivo del vento caldo del nord-ovest, la sabbia inizia ogni anno il suo nuovo viaggio. Il deserto è caratterizzato da dune molto alte, che raggiungono i 150-200 metri, e che arrivano ad estendersi anche per chilometri.

Seguiremo le tracce di una delle più antiche rotte carovaniere della Cina, che da Lanzhou, un'antica città sul fiume Giallo, attraverso i deserti dell'oasi di Dunhuang, l'estremo avamposto della Cina antica in Asia Centrale, arriva sino ad Urumqi, il capoluogo della Regione Autonoma del Xinjiang.

Partiamo allora da Lanzhou, che anticamente fu un importante centro sulla Via della Seta per il commercio di lana e del tè fra Cina e Mongolia, e raggiungiamo le straordinarie grotte di Binglingsi. Le grotte di Binglingsi, chiamate "le grotte dei mille Buddha" si trovano all'interno di un canyon vicino al bacino di Liujiaxia e sono raggiungibili solo in battello. Il livello dell'acqua nel bacino permette l'accesso alle grotte solo tra giugno e ottobre. L'intero complesso è disposto su 4 piani ed è formato da 34 grotte ornate da affreschi e 149 nicchie, con 694 sculture e 82 statue di terracotta, raffiguranti bodhisattva e divinità guardiane di squisita fattura e recanti una chiara influenza della tradizione indiana. Protagonista di questo scenario spettacolare è una gigantesca statua, alta 27 metri, di Maitreya, il Buddha del Futuro.

Anche il Museo Provinciale del Gansu, a Lanzhou, merita una visita per la splendida scultura bronzea del Cavallo Volante del Wuwei, risalente a 2000 anni fa e ritrovato nel 1969 a Wuwei, sotto un tempio, in una tomba della dinastia Han. Il cavallo è alto 14 cm ed è rappresentato al galoppo che posa uno zoccolo su una rondine in volo.

Lasciamo allora Lanzhou e procediamo verso nord-ovest, lungo il corridoio dell'Hexi, la storica rotta che attraversava la provincia cinese del Gansu ed era utilizzata come principale passaggio dalla Cina settentrionale alla regione del Xinjiang e all'Asia centrale da commercianti e militari. Facciamo una piccola sosta a Wuwei per visitare il tempio Leitai con la famosa tomba dove fu ritrovato il cavallo volante.

Procediamo allora il nostro viaggio verso Zhangye. Zhangye fu per lungo tempo un punto di sosta importante per carovane e viaggiatori sulla Via della Seta e si dice che Marco Polo vi abbia passato un anno.

La piacevole località di Zhangye è molto famosa per la sua statua di "Buddha dormiente", la più grande della Cina. La statua, lunga 35 metri e alta 8, dalle forme aggraziate e dall'espressione serena, si trova all'interno del Tempio del Grande Buddha, una struttura in legno del 1098, risalente alla dinastia degli Xia occidentali.

Lasciamo allora il Gansu per entrare nella parte occidentale della Regione Autonoma della Mongolia Interna occupata dal misterioso altopiano del Gobi-Alashan, uno dei deserti più ostinati e duri al mondo.

Per la sua peculiare fisionomia geografica, l'altopiano del Gobi-Alashan è chiamato "terra misteriosa della Cina". Le piste carovaniere passavano ai suoi margini e i più grandi esploratori ebbero sempre timore di sfidarlo.

Qui si trova il deserto di Badan Jaran, il deserto dalle dune fisse più alte del mondo, che arrivano anche a 500 metri di altezza. Nonostante il clima arido e il vento impetuoso, queste dune riescono a mantenere una simile altezza, poiché sono attraversate da numerosi corsi d'acqua sotterranei.

Il deserto di Badan Jaran è caratterizzato dal più grande gruppo di laghi esistenti al mondo in un'area desertica. Nel deserto si trovano infatti più di cento laghi di acqua sorgente disseminati fra le dune, alcuni d'acqua dolce e altri salati. Questi laghetti danno il nome al deserto che in lingua mongola significa laghi misteriosi. Percorrendo il deserto a bordo di una jeep, si aprono davanti ai nostri occhi paesaggi mozzafiato, come l'oasi di Badan Jilin con un piccolo monastero buddista.

Dopo tre giorni di traversata del deserto in direzione nord-ovest si raggiungono le rovine di Khara Khoto, la "Città Nera", in cinese "Heicheng", capitale dell'antico impero dei Tanguti (1035 circa). La fortuna della città fu legata particolarmente alle carovane di mercanti che vi facevano sosta andando dalla Cina verso Occidente.

Per questo, a partire dalla metà del secolo VIII, fu anche teatro di numerose battaglie tra tibetani, uiguri, tanguti e mongoli. La città fu poi assediata dai mongoli di Gengis Khan e inghiottita dal deserto.

Khara Khoto venne fortunatamente riscoperta dall'esploratore russo Kozlov, che riuscì a localizzarla durante una spedizione nei primi anni del '900. Fu grazie alla sua scoperta che oggi possiamo ricostruire l'identità e la cultura di un popolo che per due secoli e mezzo fu protagonista della scena cinese.
La Khara Khoto di oggi si presenta semisepolta da un deserto di grande fascino e avvolta da leggende. Gli oltre 3500 oggetti che furono portati alla luce durante gli scavi, sono per lo più conservati al Museo di Stato dell'Ermitage a San Pietroburgo nella Collezione "Khara Koto".

Procediamo verso Ejina, al confine con la Mongolia, fino a raggiungere le sponde di un lago circondato dalla tipica steppa desertica mongola. Il paesaggio è molto affascinante e caratterizzato da boschi di enormi pioppi millenari (popular diversifolia).

Il nostro viaggio continua verso Jiayuguan. I 400 km. di deserto, che separano Jaiyuguan da Dunhuang, la nostra prossima destinazione, si snodano lungo il corridoio di Hexi, una striscia di paesaggio lunare fiancheggiata da due catene montuose, punteggiata e interrotta, a tratti, da oasi che fanno dimenticare di essere in un deserto.

Jiayuguan fu un antico avamposto in epoca Han e fin dall'epoca della dinastia Ming venne considerato il confine occidentale dell'impero. Qui si trova l'ultima fortezza della Grande Muraglia, costruita dai Ming nel 1372, a più di 5000 km di distanza dall'estremità orientale del tratto di Shanhaiguan.

La fortezza di Jiayuguan, l'estremità occidentale della Grande Muraglia, era il posto dove finiva la Cina, oltre il quale cominciavano zone di selvaggio deserto. E' il monumento più importante del corridoio dell'Hexi e la sua posizione fra i monti Qilian a nord, perennemente ricoperti di neve, e le nere montagne Mazong (Criniera di cavallo) a sud, non potrebbe essere più spettacolare e di maggiore importanza strategica.

A: Lasciamo Jiayuguan e procediamo verso est… verso Dunhuang. Dopo ore di viaggio in direzione di Dunhuang, il monotono paesaggio desertico si trasforma in campi coltivati e rigogliosi che si aprono sullo sfondo di ondulate dune di sabbia di Dunhuang .

Dunhuang si trova nella provincia del Gansu e in cinese significa "fiorente"… questa città, per la sua posizione strategica ai bordi del deserto di Taklimakan e vicino a quello di Gobi, ai tempi delle vie carovaniere era infatti incredibilmente prospera ed una delle più importanti mete di pellegrinaggio nel mondo antico.

Oggi a Dunhuang si possono ammirare le sorprendenti grotte di Mogao, situate proprio in prossimità del deserto, a circa 25 chilometri a sud-est dalla città. Un tempo molti carovanieri si fermavano qui per pregare e chiedere protezione per la loro traversata del deserto.

Le grotte di Mogao, dichiarate patrimonio mondiale dall'UNESCO, rappresentano una delle massime espressioni artistiche del Buddismo. Si tratta in realtà di templi che furono scavati in una parete di arenaria lunga 1600 metri, tra il V e l'VIII secolo d. C., decorati con ogni sorta di scultura e affresco di inestimabile valore.

Dopo un lungo viaggio in treno, eccoci arrivati all'oasi di Turpan, nota anche come Turfan, nella Regione Autonoma del Xinjiang Uyghur. L'oasi si trova in un bacino naturale a ridosso della catena montuosa del Tian Shan, a circa 150 metri sotto il livello del mare. L'oasi sopravvive alle scarsissime precipitazioni, alle estati torride e agli inverni freddissimi, grazie al sistema dei karez, i canali sotterranei che portano l'acqua dai ghiacciai della catena montuosa del Tian Shan.

A Turpan possiamo visitare il Minareto di Emin, del 1770, costruito in semplice stile afgano, le grotte di Bezeklik, le tombe di Astana, necropoli imperiale dell'antica città di Gaochang; le estese rovine della città morta di Gaochang, importante tappa della Via della Seta, fondata durante la dinastia Tang nel VII secolo; la città morta di Jiaohe, la cui fondazione risale alla dinastia degli Han occidentali e dichiarata patrimonio indisponibile dall'UNESCO.

" … Ho già attraversato tante volte queste sabbie, disse il cammelliere, ma il deserto è tanto grande, gli orizzonti rimangono così lontani da farti sentire piccolo e lasciarti senza parole… "

Con questa frase di Paulo Coelho termina il nostro viaggio alla scoperta dei deserti cinesi.

Kanas: giardino del Dio

Kanas: giardino del Dio

Kanas è una terra pura della regione autonoma del Xinjiang Uyghur e si trova ai confini con il Kazachistan, la Russia e la Mongolia.

La zona paesaggistica di Kanas occupa una superficie di 10 mila e 30 chilometri quadrati ed è la zona paesaggistica più grande del mondo.

Kanas è soprattutto famosa per il suo lago. Il lago Kanas è un lago di montagna nascosto fra le foreste dei monti Altai. "Kanas" è un termine mongolo che significa "bello, prosperoso e misterioso" o "lago nella valle". E' situato a 1374 m. di altitudine, ha una profondità massima di 188,5 m. e occupa un'area totale di 45,73 kmq.

L'addetto della Commissione amministrativa della zona paesaggistica di Kanas, la signorina Yan, ci ha detto:
"La zona paesaggistica di Kanas è chiamata anche la Svizzera orientale perché il suo paesaggio è molto simile a quello svizzero, ma anche perché in inverno le montagne innevate di Kanas sono il paradiso degli sciatori."

Kanas è l' unica zona cinese caratterizzata da una vegetazione e da una fauna tipiche della Siberia meridionale, con alberi pregiati come il pino a foglie caduche, il pino coreano ecc., con 800 specie di alberi noti, 39 specie di animali, 117 di uccelli e 4 di anfibi.

Nnel lago vivono 7 specie di pesci e oltre 300 di insetti, molte delle quali sono uniche nel Xinjiang ed addirittura in tutta la Cina. Nella zona le foreste sono affiancate da praterie, con numerosi laghi e fiumi ed un meraviglioso paesaggio naturale. Quindi si può dire che il Kanas è un territorio di elevato valore turistico e ambientale.

Il fiume di Kanas nasce dai ghiacciai di Altai ed è lungo circa 125 chilometri. E' il fiume più importante nella zona paesaggistica di Kanas e solo dalla riva di questo fiume è possibile raggiungere il lago di Kanas.

Andare a cavallo è un'ottima scelta per visitare le tre baie del fiume di Kanas. Lungo il fiume si arriva prima alla Baia celeste. Questa baia si chiama anche la baia delle perle, perché quando il sole si riflette sull'acqua sembra che migliaia di perle scintillino sulla baia. Poi si arriva alla baia della luna. La forma della baia ricorda quella della luna inclinata, mentre al centro della baia ci sono due isolette che sembrano delle orme. Secondo una leggenda delle etnie nomadi locali, queste due orme furono lasciate dal dio dai piedi neri, una divinità con due piedi enormi, uno bianco e l'altro nero. Secondo tale leggenda, questa divinità, con i suoi passi segua l'alternarsi del giorno e della notte. La gente lavora sull'orma bianca e dorme sull'orma nera. L'ultima baia del fiume di Kanas è la baia del dinosauro. Ha questo nome strano perchè al centro della baia c'è un'isoletta a forma di dinosauro. Il paesaggio della baia del dinosauro cambia anche secondo le stagioni. In primavera la baia è avvolta dalle piogge sottili, in estate è circondata da fiori selvatici, in autunno le foglie degli alberi si tingono di rosso e di giallo e in inverno invece la baia è coperta dalla neve. Questo cambiamento di paesaggio si può ammirare non solo nella baia del dinosauro, ma anche in tutta la zona paesaggistica di Kanas.

Il lago di Kanas è il cuore della zona paesaggistica di Kanas. Secondo una leggenda, quando Gengis Khan nel 1219 d.c. vide il lago nel corso di una spedizione verso ovest con i suoi 200 mila soldati, rimase sbalordito e affascinato dal suo paesaggio e chiamò il lago "gli occhi di Dio". Gengis Khan bevve l'acqua del lago e per questo il lago di Kanas è chiamato anche "l'acqua del re". Quando Gengis Khan morì, fu sepolto fra i monti Altai e i suoi innumerevoli tesori furono dispersi nel lago di Kanas.

Il lago di Kanas è come un'enorme giada incastonata fra le montagne. Si può percorrere il lago con un'imbarcazione. Si sente così piccolo in questa infinita distesa d'acqua e per tutto il tragitto molti rimangono in silenzio, ad ascoltare la forza della natura.

L'anno scorso più di 80 milioni di turisti, sia cinesi che stranieri, hanno raggiunto Kanas. I turisti sono tutti innamorati di Kanas.

"E' molto bello, è il paesaggio più bello che io abbia mai visto. Mi piace il lago, cambia colore."

"E' il paesaggio più bello che abbia mai visto e l'aria è molto fresca. Ieri abbiamo camminato lungo la passerella di legno lungo il lago, eravamo circondati dalla natura."

"Bellissime le montagne e le acque verdi! Il lago, gli alberi e i prati sono tutelati molto bene. E' vietato calpestare l'erba dei prati. Anche nella mia provincia, il Guizhou, è bellissimo, ma il cielo non è così azzurro. "

"E' un bel posto con buone strutture turistiche e splendidi paesaggi. L'ambiente è tutelato molte bene grazie agli addetti locali e anche ai  turisti. Qui le foreste primitive sono ben salvaguardate e molto estese."

Per quanto riguarda i mostri di lago di Kanas, un bambino di Beijing ci ha detto:

"Vorrei trovare i mostri di lago di Kanas. Ieri non li ho trovati, oggi chissà! So che c'è il mostro Hucho taimen, ha 200 anni ed è lungo 20 metri."

Il bambino si riferisce ad un tipo di pesce chiamato Hucho taimen. Così è svelato il mistero dei mostri di lago.

La zona umida di Bayinbuluke - il fantastico lago dei cigni

La zona umida di Bayinbuluke - il fantastico lago dei cigni

Una verde prateria senza fine... disseminata di laghetti dalle acque limpide come agata... su cui galleggiano spensierati cigni nobili… questa non è soltanto una scena del balletto "Lago dei cigni", ma anche la scena di un comune paesaggio della zona umida di Bayinbuluke, nella regione autonoma cinese del Xinjiang Uyghur.

La zona umida di Bayinbuluke, che si estende nel nord-ovest del distretto rurale Hejing della prefettura autonoma dell'etnia mongola Bayinguoleng del Xinjiang e sul versante meridionale del monte Tianshan, ha una superficie totale di circa 23 mila chilometri quadrati. In mongolo "Bayinbuluke" significa "la ricca sorgente". La zona, circondata da cime innevate, è caratterizzata da una topografia irregolare, da graziose piante acquatiche fresche e da un paesaggio affascinante. Qui si trova il famoso "lago dei cigni", l'unica zona naturale protetta di cigni della Cina.

Il lago di cigni è in realtà un'estesa palude formata da numerosi laghetti collegati tra loro. Il lago è situato ad un'altitudine di 2300-3100 metri e ha una superficie totale di circa 100 mila ettari. In quest'area protetta si concentra il maggiore gruppo di cigni selvatici cinesi che qui trovano le condizioni ideali per riprodursi e passare l'estate.

La stagione d'oro per ammirare i cigni del lago va da maggio a ottobre. Durante questo periodo il lago dei cigni è un mondo di colori: il cielo blu, la prateria verde, i cigni bianchi… come se si srotolasse uno splendido rotolo dipinto.

Da maggio a giugno, decine di migliaia di cigni e altri uccelli migratori volano a stormi dall'India e dal sud dell'Africa fino al lago dei cigni, attraversando monti e mari. A giugno, dopo la chiassosa lotta per il territorio e la ricerca del partner, i cigni rimangono tranquilli nei loro nidi per iniziare il periodo di incubazione di circa 30 giorni. Anche questo è il periodo migliore per ammirare i cigni, pure da vicino, se non li si disturba. A settembre e ottobre, quando inizia il loro viaggio di ritorno verso sud, stormi di piccoli cigni, appena cresciuti, partono sotto la luna guidati dai cigni maturi.

La prateria di Bayinbuluke è poco abitata. I pastori locali di etnia mongola considerano il cigno un angelo e l'uccello della felicità e lo proteggono sin dall'antichità. Alcuni cigni vengono allevati e curati dai pastori, escono la mattina e tornano la sera come il pollame di casa, ma in autunno migrano verso sud con il loro gruppo per poi fare ritorno dal loro padrone soltanto l'anno successivo, in primavera. Nella prateria chi disturba o ferisce i cigni suscita l'ira dei pastori mongoli. In questa zona la cattura dei cigli è proibita e al fine di rafforzare il principio di tutela dei cigni, il governo della regione autonoma del Xinjiang Uyghur e quello della prefettura autonoma dell'etnia mongola di Bayinguoleng hanno stabilito il cigno come uccello simbolo della regione e della prefettura.